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Articoli19/10/2026

Cos’è l’Event Storming e come aiuta a modellare processi aziendali complessi: l’esperienza di adesso.it

enterprise arch EA

Articolo a cura di

Marco Zamprogno

Software Developer

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Com'è nata l'idea di applicare l'Event Storming?

Qualche mese fa abbiamo aperto un nuovo stream progettuale che coinvolgeva un processo ampio, distribuito tra diverse aree di business. Il cliente arrivava da esperienze di analisi molto lunghe, nelle quali approfondire i singoli passaggi separatamente aveva fatto perdere, a volte, la visione d’insieme del processo. Abbiamo quindi proposto di applicare in fase di discovery l’Event Storming coinvolgendo direttamente il suo ideatore in modo da imparare sul campo come condurlo.

Cos'è emerso da questa esperienza?

Mettendo a confronto persone che conoscevano parti diverse del processo sono emerse dipendenze che prima non erano evidenti, ad esempio tra chi caricava determinate informazioni e chi, più avanti nel flusso, doveva utilizzarle. Ma il workshop è diventato davvero efficace quando le persone inizialmente più in ascolto hanno portato il proprio punto di vista: è lì che sono affiorati dettagli, criticità e connessioni che nessuno, da solo, aveva una visione completa per cogliere.

Quando siete passati a progettare e scrivere il codice, avete ricavato dei benefici da questa attività preliminare?

Il fatto di aver costruito insieme il flusso ci ha sicuramente aiutato a definire con maggiore chiarezza le responsabilità dei diversi bounded context, anche senza adottare necessariamente un’architettura a eventi. C’è però un aspetto da non sottovalutare: la conoscenza condivisa durante il workshop è deperibile. Più tempo passa tra l’Event Storming e lo sviluppo, più si rischia di perdere il contesto che l’ha generata.

Dopo questa prima esperienza, siete riusciti a riproporre quest'attività internamente?

In un workshop successivo sono passato dall’essere partecipante a fare da facilitatore, con l’aiuto della nostra scrum master Silvana Lovato, raccogliendo feedback molto positivi. Lì ho visto che la facilitazione richiede un livello di attenzione costante: bisogna seguire l’evoluzione della discussione e allo stesso tempo bilanciare i contributi, coinvolgendo chi tende a rimanere in ascolto e lasciando il giusto spazio a tutti. È un equilibrio fondamentale per far emergere davvero la conoscenza del gruppo.