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Career Story30/10/2026

Career Story - Giulia Canepari, Project leader

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Career Story di

Giulia Canepari

Project Leader

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Giulia, da quanto sei in adesso.it e come ci sei arrivata?

Sono entrata a giugno 2022 come Project Leader. Arrivavo dal mondo delle telecomunicazioni, dove ero Business Analyst: nell'ultimo periodo lavoravo nel reparto marketing, analizzando i dati sulla vendita delle offerte commerciali. Non avevo responsabilità: facevo quello che mi veniva chiesto, non potevo decidere e mi sentivo limitata, senza margine di crescita. Cercavo più autonomia e la possibilità di crescere concretamente nel ruolo e nelle competenze. In adesso.it l'ho trovata.

Come è stato il tuo inserimento in azienda?

Ho avuto fin da subito un supporto importante: sono entrata su un progetto dove un collega, che già svolgeva anche il ruolo di Project Leader, mi ha affiancata condividendo con me la sua esperienza. Con il suo supporto sempre presente, ho iniziato a occuparmi di avanzamenti e gestione degli stakeholder, imparando giorno dopo giorno. La mia formazione è stata sul campo, accanto a lui: è stato un vero mentoring. La teoria serve, ma ciò che ti forma davvero è il contesto, la pratica e il lavoro vero e proprio. Un affiancamento così dice molto dell’azienda.

Il ruolo è lo stesso, ma il tuo lavoro è cambiato. Cosa ti appassiona oggi?

Il ruolo è rimasto quello, ma da circa un anno seguo tanti progetti più piccoli al posto di uno solo, grande. Cambiare contesto ogni volta è stata una sfida, ma mi piace la varietà: anche con lo stesso cliente, l'ambito di business può essere completamente diverso. Continuo a occuparmi anche di analisi, e oggi mi appassiona soprattutto capire il bisogno che sta dietro a una funzionalità richiesta, per proporre soluzioni e modi di lavorare più efficienti. E mi piace il confronto diretto con cliente e team, anche quando ci sono situazioni delicate da gestire.

Quest'anno hai seguito il corso di leadership. Che idea ti sei fatta di cosa significa essere leader?

È stato un corso molto interessante, concentrato sulla relazione con il team, su come valorizzarne le potenzialità e renderlo più ingaggiato. Per me la leadership è soprattutto ascolto: una skill fondamentale, che ti fa sentire anche responsabile della crescita delle persone. Significa capire cosa le fa sentire più tranquille e più performanti, e come coinvolgerle. Non tutti dicono apertamente ciò che non va: quando una persona del team era poco coinvolta, abbiamo provato a capire perché, ascoltando il suo punto di vista. Essere leader vuol dire anche livellare le esigenze del business e del cliente con quelle del team.

L'intelligenza artificiale ha cambiato anche i ritmi del lavoro. Come lo stai vivendo?

Sto ancora capendo come integrarla al meglio nel lavoro di tutti i giorni. Prima le soluzioni richiedevano un tempo tecnico naturale, che lasciava spazio al confronto; oggi uno sviluppatore, con l'AI, ti consegna le cose in due ore. Così anche con il business bisogna essere molto veloci e, spesso, prendere decisioni in anticipo, portando già qualcosa di concreto e utilizzabile. Se a questo si aggiunge il dover seguire più progetti e cambiare contesto di continuo, è una bella sfida.

In concreto, come usi l'AI nel tuo lavoro?

La uso molto, e non solo per l'analisi. Mi aiuta a fare discovery, a guardarmi intorno e a capire quali sono le best practice, così posso proporre al cliente standard e modi di lavorare più efficienti. La uso anche in fasi simili al pre-sales, per creare prototipi ed esplorare alternative, cosa che non avevo mai fatto. E poi c'è il low code: non ne sapevo niente, e oggi grazie all'AI posso occuparmi direttamente di alcune modifiche e implementazioni, e mi sta aiutando tantissimo. Ci sono arrivata provando, anche grazie al consiglio di un collega: ci confrontiamo quasi ogni giorno, ci mostriamo come lavoriamo e proviamo alternative. È una crescita continua.

Cosa ti fa stare bene in adesso.it?

Il clima collaborativo: se ti serve una mano trovi sempre qualcuno disponibile, anche quando ha tante cose da fare. È un'azienda che dà fiducia e autonomia, le due cose che cercavo fin dall'inizio, e dove sai di poter crescere. Ascoltano anche le persone: nei momenti di feedback ti chiedono se vuoi fare rotation, perché c'è la volontà di far stare bene chi lavora.

Che consiglio daresti a chi sta per entrare in azienda?

Di essere curioso e di avere voglia di mettersi in gioco. Non arriverai mai in un posto dove sai già come funziona tutto e come affrontare ogni situazione: queste due caratteristiche, secondo me, sono fondamentali.

Come vivi l'equilibrio tra lavoro e vita privata, e cosa ti piace fare fuori dal lavoro?

Il full smart working aiuta parecchio, e per me è stato fondamentale. Con una famiglia, poter adattare la giornata a imprevisti, visite e altre esigenze fa la differenza. Altrimenti finirei per cenare alle dieci di sera, o con cose già pronte. In altri posti non so come avrei fatto. Ultimamente il tempo libero è pochissimo, perché la famiglia assorbe gran parte delle energie. Mi sono sempre piaciuti la lettura, soprattutto i romanzi, e il disegno, sia tradizionale sia digitale. Mi piace anche la cura delle piante da interno, anche se ne ho pochissime e qualche piccolo incidente c'è stato! E poi stare all'aria aperta e in famiglia. Sono passioni da coltivare, e spero un domani di riprenderle con più tempo.