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Insights6/8/2026

Come cambia il recruiting con l'AI? Perché il pensiero critico resta decisivo nella selezione dei talenti

AI
culture

Articolo a cura di

Alessia Muci

HR Manager

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In questo numero de Lo Specchio, insieme ad Alessia Muci, HR Manager di adesso.it, esploriamo un tema che oggi attraversa profondamente il mondo del lavoro e dell'innovazione: il rapporto tra intelligenza artificiale e pensiero critico nei processi di recruiting. 

Quando l'AI entra nel processo di recruiting

Algoritmi che analizzano CV, sistemi che simulano colloqui, piattaforme che suggeriscono i candidati più adatti, prove tecniche eseguibili in pochi minuti. L'intelligenza artificiale dilaga con decisione anche nel magico mondo del recruiting.  

Questo scenario alimenta una domanda inevitabile: come distinguiamo chi usa l'AI come alleato e chi si limita a lasciarsi guidare?  

La risposta non sta in ciò che la tecnologia può fare, ma in chi la osserva. È nella sensibilità umana di cogliere il pensiero critico dei candidati, di valutarne le scelte e di dare valore a come usano gli strumenti. L'intelligenza artificiale diventa così un amplificatore del talento che consente di concentrare l'attenzione su ciò che davvero fa la differenza: creatività, capacità di ragionamento e adattabilità.  

L'AI non sta sostituendo il lavoro umano: lo sta ridefinendo. Come? Analizza grandi quantità di dati, accelera la preselezione dei candidati e individua pattern difficili da cogliere manualmente. In questo modo sposta i recruiter verso attività a maggiore valore strategico, lasciando più spazio alla parte più significativa del loro lavoro: comprendere le persone e il loro potenziale.  

Il recruiting non è solo un processo aziendale. È il punto in cui le organizzazioni incontrano le persone che contribuiranno a costruirne il futuro. In un mercato del lavoro sempre più dinamico, dove ruoli e competenze evolvono rapidamente, la vera sfida non è semplicemente trovare candidati, ma riconoscerne il potenziale, capire chi sarà capace di crescere, adattarsi e generare valore nel tempo.  

La trasformazione non riguarda solo il processo di selezione. L'intelligenza artificiale sta cambiando anche le competenze richieste alle persone e il modo in cui le organizzazioni costruiscono i propri team.  

Questo cambiamento riguarda in particolare i ruoli tech. Sempre più spesso non sarà necessario possedere una conoscenza esclusivamente verticale di una singola tecnologia, ma una comprensione più orizzontale degli strumenti disponibili. Il valore si sposterà progressivamente dalla sola capacità di "fare" alla capacità di decidere quando delegare all'AI e quando mantenere il controllo, in un modello sempre più orientato al less do, more review. 

Il vero cambiamento: competenze che evolvono e ruoli che si trasformano

Il contesto è un mercato del lavoro in rapida evoluzione. La durata media delle competenze tecniche si sta riducendo drasticamente: oggi molte hard skill diventano obsolete in circa due anni. La selezione non può limitarsi a ciò che una persona sa fare oggi, ma deve interrogarsi su ciò che sarà in grado di imparare domani.  

In questo scenario, adattabilità e aggiornamento continuo diventano vantaggi competitivi fondamentali, sia per i professionisti sia per le organizzazioni. Per i recruiter significa cercare non solo la corrispondenza tra CV e job description, ma il potenziale evolutivo dei candidati: la capacità di crescere insieme all'azienda e contribuire al suo purpose nel tempo.  

L'intelligenza artificiale in questo è inevitabilmente un alleato prezioso. Strumenti di AI permettono di analizzare su larga scala competenze, percorsi professionali e dati di mercato, individuando connessioni e traiettorie di carriera spesso invisibili all'analisi tradizionale. Questo consente di ampliare il bacino dei candidati e identificare profili con competenze trasferibili, anche quando il match sulla carta non è perfetto.  

Allo stesso tempo, l'AI libera tempo: automatizzando attività ripetitive come lo screening dei curriculum, permette ai recruiter di concentrarsi su ciò che conta davvero: osservare il pensiero critico, comprendere le motivazioni e valutare la capacità di apprendere e adattarsi.  

Il tema diventa ancora più interessante considerando che anche i candidati stanno usando sempre più strumenti di AI: curriculum ottimizzati, lettere di presentazione generate da modelli linguistici e simulazioni di colloquio sono pratiche diffuse. Studi recenti indicano che oltre il 70% dei candidati utilizza l'AI per prepararsi e che più della metà dei nuovi assunti nel 2024 ha dichiarato di aver usato strumenti di generative AI nel processo di ricerca del lavoro. 

Dove l'AI incontra il pensiero critico: il valore del confronto umano nella selezione

Il rischio è evidente: se entrambe le parti si affidano esclusivamente agli algoritmi, la selezione rischia di trasformarsi in un dialogo tra macchine. Ed è per questo che il valore del confronto umano torna centrale.  

Sempre più aziende sperimentano modalità di valutazione meno standardizzate: prove pratiche, simulazioni di lavoro, conversazioni aperte che permettono di osservare come una persona ragiona, affronta problemi o reagisce all'imprevisto.  

In adesso.it, durante gli iter di selezione tecnica chiediamo ai candidati se e come hanno utilizzato strumenti di intelligenza artificiale. Non ci interessa tanto "se" l'AI sia stata impiegata, ma come è stata introdotta nel processo di lavoro e in quale misura il candidato l'ha messa in discussione.  

È in questo passaggio che emerge il valore del pensiero critico: l'AI diventa parte della discussione, non un trucco da nascondere. Il dialogo che ne nasce è stimolante per entrambe le parti e permette di osservare qualcosa di più prezioso di una semplice risposta corretta: la capacità di decidere quando fidarsi di uno strumento e quando invece prenderne le distanze.  

Le aziende più efficaci non scelgono tra AI e pensiero critico: combinano entrambe le dimensioni. La tecnologia può filtrare, analizzare e suggerire, ma la decisione finale — quella che riguarda il futuro di una persona e l'equilibrio di un'organizzazione — resta profondamente umana.  

Alcune riflessioni recenti sul rapporto tra AI e organizzazioni sottolineano proprio questo punto: la tecnologia tende ad amplificare le dinamiche già presenti nei sistemi in cui viene introdotta. Non sostituisce le persone, ma rende più evidenti punti di forza e fragilità dei processi. Per questo l'intelligenza artificiale non è solo una questione tecnologica, ma anche culturale.  

Le aziende che sapranno trarne davvero vantaggio saranno quelle capaci di usare questi strumenti per valorizzare le persone e rafforzare il proprio purpose. Perché, in fondo, il recruiting non riguarda soltanto l'assunzione di nuovi dipendenti. Riguarda la costruzione di comunità professionali capaci di crescere insieme e di affrontare il cambiamento.  

In un mondo in cui competenze e tecnologie evolvono continuamente, il compito del recruiting non è semplicemente selezionare chi è già pronto. È riconoscere chi avrà la capacità di diventarlo. Ed è proprio qui che l'intelligenza artificiale trova il suo ruolo più interessante: non sostituire il pensiero critico umano, ma amplificare il talento e aprire nuove possibilità di futuro. 

Domande frequenti

1.Come sta cambiando l'AI il processo di recruiting?

L'AI accelera lo screening dei CV, la preselezione dei candidati e l'analisi di grandi volumi di dati su competenze e percorsi professionali. Non sostituisce i recruiter, ma sposta il loro lavoro verso attività a maggiore valore strategico: comprendere le persone, valutarne il pensiero critico e il potenziale di crescita. 

2.Perché il pensiero critico resta centrale nella selezione dei candidati nell'era dell'AI?

Perché se sia le aziende sia i candidati si affidano esclusivamente agli algoritmi, la selezione rischia di ridursi a un dialogo tra macchine. Il valore aggiunto umano sta nell'osservare come una persona ragiona, decide quando fidarsi di uno strumento AI e quando prenderne le distanze. 

3.Cosa significa il modello "less do, more review" nel recruiting tech?

È lo spostamento del valore professionale dalla sola capacità di "fare" manualmente un compito alla capacità di decidere quando delegare attività all'AI e quando mantenere il controllo diretto, un approccio sempre più richiesto nei ruoli tecnologici. 

4.Come valuta adesso.it l'uso dell'AI da parte dei candidati nei colloqui tecnici?

Durante gli iter di selezione tecnica, adesso.it chiede ai candidati se e come hanno usato strumenti di intelligenza artificiale. Non conta tanto se l'AI sia stata impiegata, ma come è stata introdotta nel processo di lavoro e quanto il candidato l'ha messa in discussione in modo critico. 

5.Quanti candidati usano oggi strumenti di AI nella ricerca del lavoro?

Secondo studi recenti citati nell'articolo, oltre il 70% dei candidati utilizza l'AI per prepararsi ai colloqui, e più della metà dei nuovi assunti nel 2024 ha dichiarato di aver usato strumenti di generative AI durante la ricerca del lavoro. 

Riferimenti

[1] World Economic Forum. (2023). The Future of Jobs Report 2023. Geneva: World Economic Forum.  

[2] McKinsey & Company. (2023). The State of AI in 2023: Generative AI's Breakout Year. McKinsey Global Institute.  

[3] Cappelli, P., Tambe, P., & Yakubovich, V. (2019). Artificial Intelligence in Human Resources Management: Challenges and a Path Forward. California Management Review, 61(4), 15–42.  

[4] Bogen, M., & Rieke, A. (2018). Help Wanted: An Examination of Hiring Algorithms, Equity, and Bias. Upturn.  

[5] Il Sole 24 Ore. (2024). Le competenze scadono ogni due anni e i manager devono trasformarsi in coach.