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Career Story19/6/2026

Career Story - Davide Zacchino, Software Architect

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Career Story di

Davide Zacchino

Software Architect

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Il tuo percorso in adesso.it è iniziato in un momento molto particolare, il 2020. Com'è stato il tuo ingresso e come si è evoluto il tuo ruolo all'interno del centro di competenze degli architetti?

Sono entrato in azienda, proprio nel 2020, l'anno dello scoppio della pandemia. Sono partito come software developer junior, con un bagaglio di competenze prettamente teoriche e tanta voglia di fare. Fin da subito, però, avevo una visione chiara del mio futuro: desideravo focalizzarmi più sull'architettura del software che sulla sola scrittura di codice. L'azienda ha intercettato questa mia inclinazione e ha supportato la mia evoluzione, che mi ha portato a diventare prima middle, poi senior e, infine, circa due anni fa, a fare il passaggio al ruolo di Software Architect all'interno del centro di competenze. È stato un percorso stimolante che ho fortemente voluto e cercato fin dal primo giorno.

All'università si studiano i fondamenti, ma il vero mestiere si impara sul campo. Tu sei entrato sapendo fare pochissimo dal punto di vista pratico: qual è stato il segreto di una crescita così rapida?

Il segreto è stato l'inserimento immediato in progetti complessi e sfidanti, che mi hanno letteralmente costretto a mettermi in gioco e ad apprendere rapidamente tecnologie nuove. Fondamentale, però, è stato l'ecosistema di supporto. Ho avuto la fortuna di lavorare a stretto contatto con figure di altissimo livello, all’interno della azienda. Attraverso il confronto costante e il lavoro condiviso, mi hanno aiutato a capire quale fosse la strada giusta, agendo come dei veri e propri mentori. La crescita è stata il risultato della combinazione tra l'impegno personale e la generosità professionale dei colleghi più esperti.

Spesso si pensa che per fare carriera nel settore tecnologico sia indispensabile trasferirsi e rimanere in grandi metropoli come Milano. Tu hai fatto un'esperienza lì, ma poi hai scelto l’ufficio di Lecce. Cosa ti ha spinto a rientrare?

Subito dopo la laurea ho iniziato il mio percorso con uno stage a Milano, in un'altra realtà. È stato importante per fare i primi passi, ma ho capito presto che la vita milanese mi costringeva a sacrificare troppi elementi fondamentali per il mio benessere e la mia vita personale, come la musica. Quando si è presentata l'opportunità di rientrare nella mia città d'origine, Lecce, ed entrare in azienda, l'ho colta al volo. Qui sto bene, è la mia terra.

Molti colleghi indicano "le persone" come il vero punto di forza di adesso.it. Qual è stata la tua impressione sin dai primi colloqui e come vivi oggi il rapporto con l'ambiente aziendale?

Confermo al cento per cento. Quando ho fatto i primi colloqui, ho percepito immediatamente un forte senso di benessere. Sono uscito da quegli incontri pensando: "Se mi fanno un'offerta, accetto subito". Negli anni ho lavorato con persone splendide che mi hanno accolto e guidato fin dall'inizio. C'è un'attenzione sincera verso l'altro. Inoltre, un aspetto non scontato è l'estrema disponibilità della leadership: il nostro top management è accessibile e tranquillo. Puoi dialogare con chiunque senza barriere o formalismi rigidi, cosa molto rara in contesti aziendali di grandi dimensioni.

Guardando indietro a questo percorso, qual è il traguardo o l'esperienza professionale che ti rende più orgoglioso?

In generale, l'orgoglio più grande è vedere la soddisfazione dei clienti e raggiungere i risultati prefissati insieme al team. Non mi vedo mai come un singolo elemento: il successo è sempre un lavoro di squadra. Se devo pensare a un momento specifico, ricordo con particolare emozione quando io e un mio collega abbiamo tenuto una presentazione al Google DevFest di Bari. Ci siamo trovati in un'aula universitaria a spiegare a una platea di studenti e professionisti ciò che avevamo realizzato concretamente sui nostri progetti. È stato incredibilmente soddisfacente mostrare il livello tecnologico di ciò che facciamo.

Oggi i profili junior che entrano nel mercato si trovano di fronte all'esplosione dell'Intelligenza Artificiale. Qual è la tua visione su questo cambiamento e che consiglio ti senti di dare loro?

È un tema che mi sta molto a cuore e che, confesso, mi preoccupa. Gli strumenti di IA oggi servono soluzioni pronte sul piatto d'argento, ma spesso generano codice estremamente complesso, difficile da comprendere persino per un senior. Il rischio per un junior è quello di copiare senza assimilare la logica sottostante. Il mio consiglio è quello di raddoppiare o triplicare lo studio: non usate l'IA come una scorciatoia per lavorare meno, ma come un assistente per imparare più velocemente. Bisogna sforzarsi di capire cosa c'è dietro quel codice, altrimenti sul lungo periodo si rischia di perdere competitività e occasioni di crescita reali.

Rimanendo sul tema dei profili junior, come viene vissuto il bisogno di supporto all'interno dei nostri team?

Un junior deve sapere che da noi chiedere aiuto non è mai visto come un segno di debolezza o di scarsa intelligenza, anzi. Nessuno viene giudicato se fa una domanda in più o se ammette di non sapere qualcosa. Il supporto reciproco è un pilastro della nostra cultura; io stesso ho seguito molti ragazzi nel loro inserimento. Spesso i giovani appena entrati si sentono in difetto e tendono a isolarsi di fronte a un problema; l'invito che faccio sempre è di aprirsi e fare domande, perché c'è una totale e spontanea disponibilità da parte dei senior nell'accompagnare la loro crescita.

Oltre all'architettura software c'è la musica, una passione importante visto che ti esibisci in tutta Italia con una cartoon band e avete suonato anche agli eventi aziendali. Quanto è importante per te mantenere questo equilibrio?

Suono la chitarra da quando avevo 14 anni. Oggi con la mia cartoon band (Genkidama Cartoon Band) l'attività è diventata quasi un secondo lavoro parallelo, visto che giriamo parecchio. Se in passato tendevo a rimettermi al computer anche la sera dopo l'ufficio, oggi cerco di separare nettamente il tempo del lavoro da quello privato. Dedicarmi alla mia ragazza, andare in palestra e suonare sono attività vitali per ricaricare le energie. Continuo a mantenermi costantemente aggiornato sulle tecnologie perché è la mia passione e fa parte del mio ruolo, ma preservare questi spazi di decompressione è fondamentale per mantenere alta la qualità del lavoro e la serenità personale.