
Career Story4/5/2026
Career Story - Alessandro Morrone, Software Architect
Alessandro, partiamo dalle origini. Com’è iniziato il tuo percorso in azienda e cosa ti ha spinto a scegliere questa realtà?

Il mio legame con adesso.it ha radici profonde. Ho studiato Ingegneria Informatica all'Università del Salento e dopo una prima esperienza in un'altra realtà che non sentivo pienamente nelle mie corde, cercavo un contesto che mi stimolasse davvero. Sono entrato in luglio 2018, praticamente una settimana prima dell’evento aziendale: un momento che mi ha fatto sentire subito parte della squadra. Da allora sono passati otto anni, un viaggio incredibile che mi ha visto crescere insieme all'azienda.
Il tuo background accademico è solido, ma quanto ha contato la formazione "sul campo" nei primi anni?
Moltissimo. Sebbene le basi universitarie siano fondamentali, la mia vera formazione è iniziata qui, lavorando a stretto contatto con i miei colleghi. Ho avuto la fortuna di lavorare con CTO e Architetti che non avevano mai smesso di essere sviluppatori "nel cuore". Questo mi ha insegnato che il ruolo dell’ Architect non è un ufficio isolato, ma una posizione di continua operatività e confronto tecnico.
Nel passaggio da sviluppatore ad Architect, quali sono state le sfide più grandi che hai dovuto affrontare?
La sfida principale è stata il cambio di paradigma metodologico. Prima di adesso.it non lavoravo in Agile o Scrum. Ho dovuto imparare che un team non è la semplice somma di individui, ma un organismo unico. Un’altra sfida è stata conciliare la complessità tecnica con la visione di business. Spesso lo sviluppatore tende a isolarsi nel codice, ma io ho sempre amato il contatto con il cliente. Mi piace conoscere la sua storia, il contesto in cui opera. Le aziende sono fatte di persone prima che di righe di codice, e un buon architetto deve saper interpretare entrambi i linguaggi.
Parliamo di passioni. Sappiamo che il tuo interesse per l’informatica è nato presto, ma che c’è anche un legame forte con la terra. Come convivono queste due anime?
È vero, sono cresciuto tra le campagne pugliesi e la passione per l'ambiente e l'agricoltura è parte di me. Al momento di scegliere l’università ero in dubbio se fare Ingegneria o Agraria. Ha vinto l’informatica, ma non ho mai abbandonato il resto: sono attivo in diverse associazioni ambientaliste e nel direttivo di realtà che si occupano di tutela del territorio. Non vedo questi mondi come separati. Esiste un filone, chiamato Solarpunk, che immagina una simbiosi perfetta tra tecnologia e natura. Ecco, io cerco di portare questa visione nel mio lavoro: l'informatica può e deve essere uno strumento per migliorare l'ecosistema in cui viviamo.
Questa tua sensibilità ambientale ti ha portato a promuovere la "COP CSR" all'interno di adesso.it. Ci racconti di cosa si tratta?

La COP CSR (Corporate Social Responsibility) è nata proprio dal desiderio di portare i miei interessi extra-lavorativi all'interno dell'azienda e incontrare colleghi con la stessa sensibilità. Volevo capire come l'azienda potesse impattare positivamente su temi come il Green Deal europeo o i criteri ESG. Abbiamo realizzato iniziative bellissime, come la collaborazione con il WWF a Lecce. È stato un momento di grande valore: uscire dall’ufficio per sporcarsi le mani nel territorio, conoscendo i colleghi sotto una luce diversa, più umana e meno legata alle scadenze di progetto.
Hai vissuto molti progetti importanti. C’è un’esperienza professionale di cui vai particolarmente orgoglioso?
Sicuramente il primo progetto a cui ho lavorato è stata un’esperienza intensa che abbiamo vissuto insieme, specialmente durante il periodo del COVID. Ricordo le chiamate delle persone dai negozi preoccupate per gli scaffali vuoti: ci sentivamo investiti di una responsabilità enorme che andava oltre il software. È in quei momenti di crisi, quando bisogna risolvere un problema in produzione, che il team si stringe davvero. È lì che si vede la coesione di un gruppo.
Oltre ai progetti, oggi ricopri il ruolo di Leader di un Centro di Competenza (LCC). Cosa significa per te "essere leader" in un contesto agile?

Essere leader per me significa essere un punto di riferimento, una persona con cui parlare in modo oggettivo, fuori dalle dinamiche del singolo progetto. Il mio obiettivo è aiutare i colleghi a crescere, a non commettere i miei stessi errori e a trovare la loro strada. Un leader deve saper abbassare il livello di stress e far riemergere la grinta quando il team la perde. È un ruolo di ascolto e di orientamento, molto simile a quello che i miei mentor hanno fatto con me anni fa.
Guardando al futuro, come vedi l’evoluzione del tuo ruolo e l’impatto delle nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale?
L’AI sarà sicuramente un fattore trainante, ma va gestita con grande senso etico. C’è una sfida enorme legata al consumo energetico e alla sostenibilità di queste tecnologie. Come Architect, il mio obiettivo è continuare a evolvere senza mai perdere il contatto con la scrittura del codice. Mi piacerebbe che il mio ruolo diventasse sempre più un ponte: portare l’innovazione tecnologica dentro l’azienda, ma anche portare i valori di sostenibilità e responsabilità sociale che coltiviamo fuori, verso l’interno dei nostri processi produttivi.
Otto anni nella stessa azienda sono un traguardo importante. Cosa ti spinge a restare in adesso.it dopo tutto questo tempo?
Due cose: l’ascolto e l’evoluzione. Qui ho trovato persone capaci di ascoltare davvero, un’attitudine che apre la mente e permette di costruire insieme. E poi c’è il dinamismo: adesso.it non è un contesto statico. Cambia continuamente, si evolve, e questo offre stimoli sempre nuovi. Lavorare con persone appassionate, che lo fanno perché credono in ciò che costruiscono, fa tutta la differenza del mondo.
Per concludere, quale consiglio daresti a un giovane sviluppatore che entra oggi in azienda e sogna di diventare un architetto domani?
Seguite sempre le vostre passioni extra-lavorative nel lavoro e viceversa. Se amate la musica, la cucina o, come nel mio caso, l'ambiente, usate quegli occhiali per guardare i problemi tecnici. Vi aiuterà a vedere soluzioni che altri non vedono e a mantenere viva la curiosità. Il lavoro è una parte fondamentale della vita, ma è la contaminazione tra i mondi che ci rende professionisti migliori.

