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Career Story24/2/2026

Career Story - Alessandro Zito, Project Leader

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Career Story di

Alessandro Zito

Project Leader

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Alessandro, partiamo dalle presentazioni. Da quanto tempo sei in adesso.it e di cosa ti occupi oggi?

Sono entrato in adesso.it nell’ottobre del 2023, quindi ormai sono quasi tre anni che faccio parte di questa realtà. Oggi ricopro il ruolo di Project Leader, un obiettivo che avevo chiaro in mente fin dal mio ingresso. Sono entrato come Business Analyst, ma la mia ambizione era quella di crescere verso la gestione del prodotto e del team. Grazie alle opportunità nate sui progetti e alla fiducia che l'azienda ha riposto in me, sono riuscito a compiere questo salto professionale in tempi brevi.

Prima di approdare qui, qual è stato il tuo percorso e come ci hai conosciuti?

Il mio ingresso nel mondo IT è avvenuto un po’ per caso. Ho un background economico — mi sono laureato in Economia e Amministrazione Aziendale a Palermo — e inizialmente immaginavo per me un futuro legato a bilanci e strategie aziendali. Durante una selezione universitaria, però, sono stato scelto da una società di consulenza direzionale. Da lì mi sono trasferito a Milano e ho scoperto il mondo Digital. Prima di adesso.it, ho lavorato per quattro anni in una grande realtà. Ho conosciuto questa azienda "girovagando" su LinkedIn: cercavo un contesto che mi permettesse di lavorare concretamente in Agile, una metodologia che mi ha sempre affascinato ma che non avevo ancora avuto modo di approfondire davvero.

Cosa ti ha spinto a voler passare dal ruolo operativo di Business Analyst a quello di Project Leader?

Volevo fare un salto di qualità nella gestione delle dinamiche di gruppo. Il Business Analyst ha un ruolo operativo fondamentale a stretto contatto con gli sviluppatori, ma il Project Leader diventa il vero punto di riferimento per il team. La sfida che mi stimolava di più era quella di guidare un gruppo verso un obiettivo comune, imparando a mediare tra le esigenze del cliente e le possibilità tecniche del team. È un ruolo di equilibrio: non hai sempre carta bianca, ma la soddisfazione sta nel riuscire a concretizzare una visione insieme alle persone con cui lavori.

Come è avvenuta questa transizione a livello pratico? Hai ricevuto una formazione specifica?

In realtà è stato un apprendimento molto pratico, "sul campo". Quando sono entrato, ho espresso fin da subito il mio desiderio di crescita. Nel team in cui sono stato inserito c’era già un Project Leader che poi ha lasciato il progetto; in quel momento ho dovuto ritagliarmi il mio spazio e dimostrare il mio valore. Ho imparato molto osservando i colleghi più esperti e grazie ai processi di feedback interni, che sono stati essenziali per capire se la direzione fosse quella giusta. Non c’è un manuale perfetto per diventare leader: impari scontrandoti con le difficoltà quotidiane.

Cosa vuol dire essere Leader per te?

Sono tre pilastri che secondo me definiscono un buon leader: 

  1. Lead (Guidare): dare una direzione chiara. Il team deve sapere perché stiamo facendo una determinata attività e qual è il valore aggiunto. 
  2. Learn (Insegnare e Apprendere): bisogna saper guidare le figure junior nei comportamenti e nella comunicazione, ma allo stesso tempo restare umili e imparare dagli altri, specialmente dagli aspetti tecnici che non appartengono alla mia formazione. 
  3. Shield (Proteggere): Questo lo ritengo fondamentale. Il Project Leader deve fare da "scudo" al team, proteggendolo dalle pressioni esterne, dalle scadenze irragionevoli o dalle frizioni con il cliente. Siamo tutti umani e possiamo sbagliare, ma il team deve sentirsi tutelato per lavorare al meglio.

Oltre a queste tre parole, quali sono le soft skill indispensabili nel tuo lavoro?

La comunicazione e l’empatia. Le competenze tecniche, come la scrittura dei requisiti o delle User Story, si possono sempre affinare, ma saper parlare con le persone è ciò che fa la differenza. Bisogna saper ascoltare i disagi del team, tenere alto il morale e gestire le relazioni. In fondo, il mio lavoro è fatto di parole e mediazione.

Dopo quasi tre anni, cosa ti fa dire "sto bene in adesso.it"?

La fiducia e lo spazio che mi viene concesso. Qui sento di poter dire la mia e so di essere ascoltato. E poi c’è l’aspetto umano: non è banale il modo in cui l'azienda organizza momenti di aggregazione, dagli eventi estivi alle feste di Natale. In realtà molto grandi spesso sei un numero; qui, essendo circa 180 persone, si percepisce ancora un forte senso di unità.

Usciamo dall’ufficio: chi è Alessandro nel tempo libero?

Mi piace stare tra i fornelli, cosa che ho iniziato ad apprezzare da quando ho vissuto le mie esperienze all'estero con il progetto Erasmus. La cucina che apprezzo di più, oltre a quella italiana, è quella spagnola, greca e araba

Sono cresciuto con i videogiochi e tutt'ora ne sono molto appassionato, dai giochi strategici a quelli più di azione. 

Da quando abito a Milano ho coltivato una nuova passione, quella dei giochi da tavolo. Mi piace l'idea di dover anticipare le mosse degli avversari, gestire le risorse o dover bluffare. È un hobby che ti costringe a far girare le cellule cerebrali in modo diverso, e se ci pensi, non è poi così lontano da quello che faccio ogni giorno come Project Leader: analizzare scenari, comunicare e trovare la strada migliore per vincere o per almeno provarci!